Intervista a Manuela Salvi. Consigli per chi vuole scrivere libri per ragazzi

Ciao Manuela, il Panda vorrebbe sapere come è cominciata la tua avventura di scrittrice?

 

Ciao Panda e lettori del Panda!

L’avventura di uno scrittore inizia con la pubblicazione del primo libro? Accadde nel 2005, con l’albo illustrato “Nei panni di Zaff”. Però forse tocca andare ancora più indietro, a quando riempivo fogli e fogli di racconti che cercavano di venir fuori in maniera organizzata, a volte con scarsi risultati. O ancora più indietro, quando disegnavo personaggi con i pastelli e inventavo storie per gli amici delle elementari, dell’asilo, e li obbligavo ad ascoltarmi. Credo che scrittori per ragazzi, in un certo senso, si nasca. È qualcosa che ti cresce dentro e, ahi, nello stesso tempo ti impedisce di crescere del tutto.

 

Che cosa spinge una persona a scrivere?

 

Immagino che moltissime persone scrivano per se stesse: diari, lettere, appunti. Per mettere in ordine le idee o fissare un ricordo. Cosa spinga invece una persona a scrivere per mestiere, cioè a scrivere qualcosa che verrà letto da altri, credo cambi da scrittore a scrittore.

Per me vale il bisogno di decidere il finale. Il bisogno di sapere che le cose, almeno nei miei libri, possono andare come dico io e che sia possibile condividere dei valori. Anzi, che sia possibile mostrare come cambiare le regole, quando queste sono sbagliate. Ho un forte senso della giustizia. O magari nella mia vita precedente ero un dittatore…

 

Quali sono a tuo giudizio le caratteristiche che uno scrittore dovrebbe avere?

 

Lo scrittore è esploratore e mai giudice. È letterato ma non sale in cattedra. Conosce la lingua ma la modifica. È architetto più che poeta. È un visionario con i piedi per terra. E se scrive per ragazzi, beh, ha la memoria di un elefante, l’animo da pirata e un’avversione naturale per i voti sul registro.

 

Hai scritto un manuale di scrittura: “Scrivere libri per ragazzi”(Dino Audino Editore). Davvero interessante. Come è nata l'idea di scriverlo? E perché?

 

Odio i talenti sprecati. Mi arrivano in agenzia decine di racconti e romanzi di aspiranti scrittori per ragazzi che vogliono avere una valutazione professionale e spesso sono lavori zoppi, incerti, inconsapevoli. Anche per me gli esordi sono stati difficili ma all’epoca ho studiato su diversi manuali inglesi di scrittura creativa, imparando cosa vuol dire struttura narrativa, tema e target – le tre cose su cui si cade più facilmente quando si affronta un testo per ragazzi.

Così mi ero ripromessa di dare una mano, se mai avessi realizzato il mio sogno, a chi si dovesse trovare nelle mie stesse condizioni di incertezza. Mi sono detta che si poteva scrivere un manuale in italiano che fosse però chiaro e strutturato, con un tono divulgativo e non accademico. E sono contenta di aver potuto mantenere la promessa grazie a Dino Audino e al suo splendido staff.

 

Ci sono molti aspetti interessanti, non solo da seguire durante la scrittura, ma anche nella fase post pubblicazione. Ti andrebbe di dare qualche consiglio ai giovani scrittori che hanno finito il loro romanzo e vorrebbero inviarlo a un buon editore?

 

I consigli possono essere diversi: presentare un manoscritto pulito e ordinato, curando la formattazione in Word in modo professionale. Studiare i cataloghi degli editori per capire per quale programma editoriale proporsi, invece di inviare il progetto a caso. Leggere quintali di letteratura per ragazzi per capire se si è centrato l’obiettivo. Amare la letteratura per ragazzi.

A chi muove i primissimi passi, io consiglio soprattutto un preliminare confronto con un’agenzia di consulenza letteraria. Un editore non giustifica quasi mai un rifiuto, quindi per un autore è difficile capire le motivazioni di una risposta negativa. Invece una lettura professionale permette ulteriori riflessioni e miglioramenti prima della prova finale.

 

Attraverso Editoriaragazzi.com, agenzia e sito da te fondati, in che modo aiutate e supportate i giovani autori?

 

Il nostro sistema è identico a quello di un’agenzia di consulenza letteria anglosassone. Sono strutture relativamente nuove che hanno affiancato le agenzie letterarie classiche e gli editori.

Il primo passo per noi è la valutazione: il testo viene letto, analizzato, e valutato. I criteri riguardano lo stile, la storia, il tema, il target ma anche il livello di vendibilità. Inviare fiabe e favole non ha molto senso, per esempio, visto che in un mercato così competitivo bisogna tirar fuori idee originali.

Se la valutazione è buona, suggeriamo gli editori giusti a cui spedire il manoscritto.

Se ci sono intoppi di qualsiasi natura, diamo gli strumenti per migliorare.

Se il testo è davvero messo male, sconsigliamo di procedere e suggeriamo degli studi opportuni.

È un appoggio personalizzato, però devo dire che gli errori che riscontriamo sono quasi sempre gli stessi e tutti derivanti da un unico, grande e imperdonabile problema: molti aspiranti autori per ragazzi, non leggono letteratura per ragazzi. Perciò non sanno di cosa è fatta la materia in cui vogliono immergersi.

Un altro strumento utile sono i corsi che organizziamo, per illustratori e scrittori, sia dal vivo che a distanza, online. Se si esce vivi da un confronto diretto con me, beh, si è pronti per affrontare qualsiasi editore…

 

Quali sono secondo te i nuovi confini della narrativa per ragazzi?

 

Oh, è questo il bello.

Anche se in Italia siamo indietro anni luce, la narrativa per ragazzi sta diventando un vero Far West. Un territorio molto libero, anche se codificato, in cui la visione di un infanzia borghese e da salotto finalmente sta svanendo.

Provate a leggere: “Sette minuti dopo mezzanotte” di Patrick Ness, o “Proibito” di Tabitha Suzuma,  o “Il mio nome è Yorsh” di Silvana De Mari.

Per gli albi: “È un libro” di Lane Smith,  “The heart and the bottle” di Oliver Jeffers, “L’estate di Garmann” di Stian Hole. Giusto per farvi un’idea.

Io ho pubblicato con la Mondadori un romanzo young adult sulla prostituizione minorile volontaria, “Nemmeno un bacio prima di andare a letto” (un progetto che include anche la produzione di sei mp3 originali) ma è stata dura. Credo che in Italia il nostro passato da Libro Cuore ci condizioni parecchio.

 

Leggendo la tua pagina FB sappiamo che sei a Londra. Stai lavorando a qualche libro nuovo?

 

Sì, in effetti l’intento di questo viaggio dalla durata ancora indefinita è proprio questo. Con mio fratello Giorgio ho scritto un romanzo 9-12 in inglese e il primo passo è stato… rivolgerci a un’agenzia di consulenza letteraria qui in UK. Il loro feedback è stato decisamente positivo, ora stiamo lavorando su alcuni dettagli della trama e poi seguirà la ricerca di un agente o di un editore.

Per l’Italia, invece, ho appena finito il terzo volume dei “Libri del professor Focussen” insieme ad Alessandro Gatti, un progetto targato Focus Junior davvero spassoso.

E ci sono altre cose in cantiere: un manuale per bambini a cui sono legatissima, che uscirà con la San Paolo nel 2013, e il seguito del manuale di scrittura, una specie di “quaderno degli esercizi” molto divertente e tutto incentrato sulla pratica.