Intervista a Miriam Mastrovito autrice de Il mistero dei libri perduti

Ciao Miriam è un vero piacere averti ospite nel nostro sito.

Siamo qui per parlare del tuo ultimo libro e della tua avventura nel mondo dell'editoria.

 

Il mistero dei libri perduti, come è nata l'idea di scrivere questo libro?

Tutto è cominciato con una fotografia che tempo fa girava in rete: ritraeva Bob Young, il fondatore di Lulu, seduto a una scrivania costruita interamente con i libri. Si trattava di copie invendute di un testo pubblicato con il contributo dell’autore.

L’immagine era provocatoria e intendeva appunto denunciare il fenomeno dell’editoria a pagamento. Non ho più dimenticato quella foto e ho cominciato a fantasticarci su spingendomi oltre.

Ho pensato che mettendo insieme tutti i volumi abbandonati nei magazzini dei sedicenti editori ci sarebbe materiale a sufficienza per costruire ben altro che una scrivania! Pian piano ha preso così forma l’idea di una città costruita completamente con i libri perché i suoi abitanti non hanno più interesse per la lettura e non saprebbero utilizzarli in altro modo.

 

Come si è articolata l'avventura pre-pubblicazione con la casa editrice Zero91?

Hai mandato un manoscritto in lettura via email e dopo quanto ti hanno risposto?

Ho spedito il manoscritto via mail senza avere grandi aspettative. Dopo circa quindici giorni ho ricevuto una telefonata dall’editore che anticipava la proposta di pubblicazione. Ti confesso che la rapidità della risposta e l’entusiasmo espresso per la mia opera, inizialmente mi hanno insospettita. Mi sembrava troppo bello per essere vero e, memore di terribili esperienze pregresse, temevo che saltasse fuori l’inganno. In breve ho potuto appurare che i miei timori erano del tutto infondati.

La Zero91 è una casa editrice seria e onesta, pubblicare con loro è stata la cosa più bella che potesse capitarmi. Davvero un sogno divenuto realtà.

 

Come spiegheresti il rapporto fra editore e autore? E tu come lo vivi?

Non esiste un rapporto “tipo”. Editori e autori sono prima di tutto persone. Così come avviene in tutti i campi, i rapporti variano a seconda dei soggetti coinvolti.

In linea di massima il rapporto ideale tra editore e autore deve basarsi su professionalità e reciproca fiducia. L’editore deve davvero credere nel lavoro dello scrittore ed essere disposto a investire su di lui, d’altro canto l’autore deve fidarsi dell’esperienza dell’editore, deve essere disposto a mettersi in gioco e a seguirne i consigli. Perché il connubio sia vincente è indispensabile fare squadra.

Per quel che riguarda la Zero91, ho instaurato un ottimo rapporto tanto con l’editore quanto con l’editor che mi ha seguita, Costantino Margiotta. Entrambi mi hanno trasmesso il loro entusiasmo, mi hanno fatto capire sin da subito che credevano sinceramente nel mio manoscritto e mi hanno fatto acquisire maggior fiducia in me stessa. Mi hanno insegnato tanto e mi hanno aiutata a migliorare il romanzo. Tutt’oggi sono due figure presenti su cui sento di poter contare. Semplicemente, li adoro!

 

Anche se la zero91 è una piccola casa editrice si è contraddistinta per avere una buona diffusione e libri di qualità, come tratta i suoi autori? Li segue passo dopo passo anche nella fase della promozione?

In parte ti ho già risposto prima. La Zero91 è formata da uno staff di persone competenti, oneste e sensibili. Dà tantissimo ai suoi autori e li segue con costanza sia prima che dopo la pubblicazione.

Pur essendo una piccola casa editrice è distribuita da Messaggerie e riesce diffondere i suoi titoli in maniera capillare sul territorio nazionale, questo è un enorme vantaggio per gli scrittori emergenti.

 

A proposito la zero91 ha una fase di promozione e se si come si svolge?

La promozione richiede l’impegno dell’editore quanto dell’autore. Si cerca insieme di far conoscere il libro quanto più possibile. La Zero91 promuove i suoi autori partecipando alle più importanti fiere dell’editoria, sfruttando i canali della stampa tradizionale e del web, organizzando presentazioni e fornendo sostegno quando è l’autore a prendere l’iniziativa. Inoltre può contare su un efficiente Ufficio Stampa curato dal simpaticissimo Alex Pietrogiacomi con cui anche noi autori abbiamo un filo diretto.

Nel mio piccolo, anch’io faccio quello che posso, sapendo di poter sempre contare sull’appoggio della casa editrice.

 

Quali sono le metafore più interessanti che troviamo nel tuo libro e che illustrano il panorama editoriale italiano?

La Wizard Edizioni, che compare nel mio romanzo, pur essendo frutto di un’invenzione, simboleggia un po’ tutte le case editrici a pagamento. Immagino che molti autori emergenti non faticheranno a riconoscere nel signor Wizard vari editori, o sedicenti tali, nei quali sicuramente si saranno imbattuti.

Il regno parallelo in cui si svolge la storia è una metafora del nostro mondo o un’immagine di quello che potrebbe diventare in un futuro prossimo. Viviamo in un’epoca caratterizzata da un impoverimento della cultura, in cui si legge poco, gli editori a pagamento proliferano stampando a spese degli autori centinaia di titoli destinati al macero e l’oggetto libro sembra avviarsi verso un processo di estinzione. Se non escogitiamo un sistema per invertire questa tendenza, di qui a qualche anno i libri potranno davvero ridursi a oggetti spogliati del loro significato, proprio così come succede a Büchenland, un mondo in cui nessuno ha più interesse per la lettura e i libri vengono utilizzati al posto dei mattoni.

 

 

Hai già iniziato a scrivere un nuovo libro?

Ho una nuova idea su cui sto lavorando. Al momento sono impegnata nella fase di pianificazione e documentazione, per la stesura vera e propria ci vorrà un po’ di tempo.