Intervista a Francesco Falconi

E' con grande piacere che accogliamo nel nostro sito Francesco Falconi. Scrittore di genere fantastico ma non solo. A maggio uscirà per la casa editrice Mondadori il suo ultimo libro, Muses che sicuramente leggeremo, ma oggi con Francesco ci addentriamo dietro le quinte del maestoso teatro che è la scrittura e la pubblicazione.

Francesco all'inizio della tua carriera come scrittore come ti sei avvicinato al mondo dell'editoria? Ti ricordi come ti sei sentito quando ti comunicarono che volevano pubblicare Estasia, il tuo libro d'esordio?

È successo tutto per caso. Estasia è un romanzo che ho scritto a 14 anni, e poi abbandonato in un cassetto fino all’età adulta. Vivevo un momento particolare, con mio padre che stava poco bene. Su consiglio di un amico, decisi di riportare quel libro su un documento digitale. Poi, senza troppe aspettative, decisi anche di spedirlo a qualche editore. Fiondarono le proposte a pagamento – che rifiutai categoricamente – e lettere di rifiuto da diversi editori. Una di queste riportava in dettaglio la stroncatura. Mi rimboccai le maniche e ne feci un’ulteriore stesura, che riuscì a convincere l’Armando Curcio Editore. Anche se oggi mi sento “editorialmente” molto lontano da quella trilogia d’esordio, ne sono ovviamente affezionato. Rappresenta il “risveglio” del mio amore per la scrittura.

 

Da allora la scrittura come si è evoluta?

Dopo aver pubblicato il primo libro di Estasia ho compreso che il vero ostacolo sarebbe stato convincere i lettori con i miei libri successivi. Nel frattempo erano arrivati apprezzamenti e critiche, che lessi e metabolizzai con attenzione. Ancora una volta mi rimisi all’opera, cercai nuovi target e obiettivi da raggiungere. Al contempo sentivo la necessità di discostarmi dal mondo “onirico” di Estasia e tentare la via dello young adults/urban fantasy. Per questo scrissi Prodigium.

Ogni mio libro rappresenta una sfida. Un salto nel vuoto, un cambiamento di rotta, una meta da raggiungere. Ho affinato lo stile, rendendolo più personale, ho imparato dai miei errori e mi sono allontanato dai modelli inziali seguendo la mia strada. Non volevo ripetermi e duplicare trilogie con trilogie pressappoco identiche.

Mi sono mosso in modo trasversale su più generi (la fantascienza di Gothica, la biografia di Madonna), sono tornato al genere per ragazzi con una maggiore esperienza (Evelyn Starr), fino ad affrontare la sfida più grande: Muses.

 

Un'evoluzione che ti ha portato a pubblicare per la più grande casa editrice italiana, la Mondadori.

Sappiamo che sei nella scuderia dall'agente Vicki Satlow. E' stata lei a proporre il libro alla Mondadori o hai mandato il manoscritto nella redazione e solo quando ti hanno risposto hai contatto la signora Satlow?

La genesi di Muses è piuttosto complessa, ne sto parlando questi giorni sul mio blog. Più o meno dopo aver pubblicato Gothica e l’Aurora delle Streghe, iniziai a scrivere giù il primo plot di Muses. Idee e personaggi che mi assillavano, ai quali dovevo dar forma a ogni costo.

Mi fermai dopo neppure un mese, per poi dedicarmi alla stesura di Nemesis. Non mi sentivo pronto per Muses, avevo in mente una storia troppo ruvida, difficile e complicata. Avevo bisogno di altro rodaggio, dovevo scrollarmi di dosso cliché e tabù.

Dopo un altro anno, decisi di dedicarmi a Muses. Scrissi i primi capitoli, con un’emozione e una rapidità sorprendenti. Un fiume in piena. È difficile spiegare certe sensazioni, ma era sicuramente un’ispirazione che non avevo mai avuto. Poi, il blocco. Non sapevo se stavo intraprendendo la strada giusta, l’insicurezza mi fermò del tutto.

Già da un paio di anni stavo cercando un agente, con lo scopo di migliorare la mia scrittura, affinare le idee, ricevere supporto per la comunicazione verso gli editori, in modo che mi potessi dedicare completamente alla scrittura. Decisi di contattare anche l’agenzia di Vicki Satlow e proporle il manoscritto di Muses.

Mi ricordo ancora quando mi telefonò, dicendomi che la storia di Alice l’aveva convinta, e che voleva a ogni costo conoscere come andava a finire la storia. Così feci, Vicki Satlow e i suoi collaboratori mi dettero dei validi consigli per migliorare il testo, quindi lo proposero agli editori. Tra quelli interessati, insieme decidemmo per Mondadori.

 

A proposito come si instaura un rapporto con gli agenti, è l'autore a proporsi, se si in che modo e quanto tempo bisogna aspettare o sono loro a contattare l'autore? Nel tuo caso come è avvenuto?

Credo che ogni caso sia diverso dall’altro. Io ho seguito la stessa strada che mi ha portato alla pubblicazione di Estasia: ho inviato una mail con il manoscritto allegato. Quando ho incontrato Vicki a Roma, è stato “amore a prima vista”, passami il termine. Schietta, diretta, di poche parole, concentrata sui fatti. In una manciata di minuti è crollato il mio scetticismo e ha ottenuto la mia fiducia. Se Vicki pensa che la mia idea sia spazzatura, me lo dice senza usare sinonimi gentili. Questo mi piace di lei.

E, dopo più di un anno, sono felicissimo della mia scelta.

 

Cosa aggiunge alla carriere di uno scrittore essere accompagnati da un agente?

Dipende dal tipo di agenzia. Nel mio caso aiutarmi a scegliere la giusta strada, brainstorming su possibili idee di trama, nonché gestire i rapporti con gli editori italiani e stranieri. Poi, in tutta onestà, ho un agente da poco più di un anno, ed è presto per tirare le somme.

 

Quali sono i tempi dell'editoria in base alla tua esperienza: dopo quanto solitamente le case editrici ti rispondono e in caso positivo dopo quanto il libro viene pubblicato?

Per un esordiente che si presenta senza agente, di solito la tempistica è superiore ai sei mesi, fino a un anno di attesa. Con gli agenti i tempi si riducono, hanno ovviamente un canale privilegiato in quanto gli editori suppongono che il materiale proposto sia già opportunamente filtrato.

Per i tempi di pubblicazioni dipende dal piano editoriale dell’editore, a volte può passare anche un anno e mezzo. Ciò che conta, tuttavia, è avere il tempo necessario per rivedere accuratamente il testo con l’editor. La fretta non porta mai a buoni risultati.

 

L'ultima domanda la incentriamo sul tuo nuovo libro.Come è nata l'idea di scrivere Muses? Da quali suggestioni, musiche, immagini?

Muses è nato da due spunti principali. Il primo è la stessa protagonista Alice, una ragazza della periferia di Roma, cresciuta con un padre alcolizzato e una madre incapace di esprimere il proprio affetto e difendere la figlia dalla violenza. Alice è una protagonista complessa: un’anima rock, una pelle coriacea, una volontà di ferro, un’aspirazione ribelle e un cuore fragile. È stata lei a muovere le trame del romanzo.

Poi, c’era un’altra domanda che mi assillava da tempo. Ho sempre amato la commistione tra il fantastico e l’arte, è presente in ogni mio libro. Quindi ho ragionato sul concetto di ispirazione, fino a studiare le Muse greche. E mi sono chiesto: cosa accadrebbe se le Nove Muse fossero presenti tutt’oggi e camminassero in mezzo a noi? Come riuscirebbero a ispirare gli uomini? Se esistesse una sorta darwinismo artistico, come si sarebbero evolute le arti nei secoli?

Queste sono le due scintille di Muses. Il resto è incendio.

 

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